Tassatori con l’imponibile degli altri

Quando l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, era attanagliato – pare – dal dubbio sulla sede della nuova Fiat (Torino o Detroit), e cioè sul paese in cui l’azienda avrebbe pagato il grosso delle sue imposte, il Foglio lo invitò a scegliere sì secondo coscienza, ma soprattutto secondo scienza: ai nobili afflati patriottardi, gli azionisti della società (anzitutto, quelli italiani) e i mercati finanziari avrebbero di gran lunga preferito una decisione che tenesse in debita considerazione il differenziale fiscale tra Italia e Stati Uniti e la trasparenza offerta dall’uno e dall’altro sistema tributario.
13 AGO 20
Immagine di Tassatori con l’imponibile degli altri
Quando l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, era attanagliato – pare – dal dubbio sulla sede della nuova Fiat (Torino o Detroit), e cioè sul paese in cui l’azienda avrebbe pagato il grosso delle sue imposte, il Foglio lo invitò a scegliere sì secondo coscienza, ma soprattutto secondo scienza: ai nobili afflati patriottardi, gli azionisti della società (anzitutto, quelli italiani) e i mercati finanziari avrebbero di gran lunga preferito una decisione che tenesse in debita considerazione il differenziale fiscale tra Italia e Stati Uniti e la trasparenza offerta dall’uno e dall’altro sistema tributario. Come le imprese, anche i contribuenti individuali hanno il sacrosanto diritto di risiedere dove tasse e imposte sono più leggere e facili da pagare: in fondo, la competizione fiscale tra diversi sistemi-paese è la principale fonte di moderazione degli appetiti dell’erario nei confronti del contribuente. Il caso dell’Irlanda, che si è battuta con forza contro le pressioni di Germania e Francia che le chiedevano di livellare verso l’alto le sue aliquote meno gravose per gli investitori privati, potrebbe perfino essere premiato dalla storia, considerata l’attuale ripresa più vigorosa di Dublino rispetto agli altri paesi Pigs.

Ciò detto, a differenza
del privato cittadino Marchionne, di cui rivendicheremo la libertà di risiedere e pagare le tasse (basse) in Svizzera, il player politico Marchionne ha qualche responsabilità “pubblica” in più. Mettiamola così: chi scende volontariamente nell’agone delle proposte e degli statement politici, come ha fatto l’ad della Fiat dichiarandosi a favore di un’imposizione patrimoniale una tantum, ha poi il dovere di rispondere anche della coerenza delle proprie scelte individuali. Lo scriveva ieri Oscar Giannino sul Messaggero: le opinioni personali sono sempre legittime, purché si accetti di contestualizzarle. Se risiedi nel cantone tedesco di Zugo (venticinquemila anime, aliquota dell’imposta sul reddito personale per uno come Marchionne pari al 28,5 per cento), il tuo endorsement per la patrimoniale appare quanto meno inopportuno, se non sadico. Marchionne, che in un biennio ha indotto l’Italia a svolte di modernizzazione politico-economica che in questo paese se va bene richiedono dieci anni, i liberisti e i riformatori lo tengono in considerazione. Ricambi anche lui, non ci chieda di pagare una gabella che lui giustamente non vuol pagare.